Cosa serve alle aziende italiane adesso? Open Innovation!

Open Innovation non è un concetto nuovo, esposto da Henry Chesbrough nel saggio “The era of open innovation” ha già quasi 20 anni, ma il tessuto delle imprese italiane non l’ha ancora sviluppato nel modo giusto.

Innovazione Aperta, niente di misterioso se lo si comprende appieno e si fa tesoro del concetto, molto ampio, che nasconde.

In un’era iper digitalizzata e, soprattutto, in un’era post Covid, come quella in cui siamo stati catapultati in questi mesi, è assolutamente necessario ripensare tutti i meccanismi interni per uscire all’esterno e riuscire a rompere il velo del passato.

Molte grandi industrie hanno capito che il futuro è nell’innovazione continua, nel riuscire a non sedersi su apparenti successi, perchè oggi potrebbe essere profondamente diverso dall’immediato domani e fermarsi, pensando di essere già arrivati, è un errore fatale.

Ma questo tassello è importante per tutte le aziende e non solo per le Big Insdustries, c’è bisogno di aprirsi all’esterno per riuscire a rinnovarsi davvero.

E’ necessario rivoluzionare quello a cui siamo abituati, è necessaria una contaminazione continua tra diverse realtà professionali per dare vita a progetti di successo, piccoli o grandi che siano.

L’elemento di differenziazione fondamentale tra l’Open Innovation e altre forme di collaborazione per l’innovazione risiede nella ricerca di partnership non ovvie che possano quindi offrire conoscenze, idee, competenze, informazioni non convenzionali, inaspettate, impensate ed a volte impensabili

Queste che leggi qui sopra sono le parole di Luiss Prencipe, Rettore della Luiss Guido Carli di Roma, che ha proprio recentemente inaugurato la nuova cattedra di Open Innovation.

Questa cattedra è stata fortemente voluta, e finanziata, da Fabrizio Di Amato con il suo gruppo Maire Tecnimont S.p.A., di cui è Presidente e Fondatore.

L’inaugurazione di questa cattedra rappresenta un ulteriore passo avanti verso la
Open Innovation, una vera e propria Rivoluzione Copernicana per le industrie di
ogni settore. Credo, infatti, che oggi più che mai sia necessario un approccio open-
minded che porti ad un’evoluzione delle Società da organizzazioni ‘chiuse’ ad
organizzazioni ‘aperte’. Se l’innovazione è basata sulla capacità di cambiare
mentalità, in modo tale da affrontate le sfide poste dalla digitalizzazione e dalla
sostenibilità, dobbiamo, quindi, creare un ecosistema che coinvolga i diversi
stakeholder, aperto alla “fertilizzazione incrociata” tra Università, Istituti di Ricerca,
Società, Start-up, mondo della finanza, autorità pubbliche, incubatori e
acceleratori.

Così ha commentato il Presidente di Maire Tecnimont durante la cerimonia di inaugurazione.

Maire Tecnimont è un Gruppo industriale multinazionale altamente tecnologico, attivo in ambito internazionale nell’ingegneria impiantistica nel del trattamento delle risorse naturali.

Ha all’appello ben 1500 brevetti e dà un contributo fondamentale alla trasformazione dell’energia in prodotti innovativi.

innovativi. Oggi il Gruppo Maire Tecnimont è anche fortemente impegnato a supportare la transizione energetica attraverso la propria controllata NextChem, atttiva nella chimica verde e nell’economia circolare.
Per il progetto della cattedra di Open Innovation, in collaborazione con la Luiss Guido Carli di Roma, è stato affidato l’insegnamento e il progetto di ricerca sull’analisi dei principi alla base della disciplina, proprio ad Henry Chesbrough, direttore del Garwood Centre for Corporate Innovation dell’università della California a Berkeley.

Per Henry Chesbrough:

“ l’innovazione aziendale deve far tesoro in maniera sistematica di collaborazioni, idee e risorse esterne rispetto al perimetro societario classicamente inteso. Dalle start-up al mercato globale delle idee e dei brevetti, questo modello illustra meglio dei precedenti perché un’azienda non abbia più bisogno di controllare, quasi di possedere, i processi di innovazione dall’inizio alla fine

Spingendoci ancora oltre possiamo dire che aziende medie, grandi e piccole già consolidate possono diventare “incubatori” delle start-up, le prime hanno bisogno di nuove idee mentre le seconde hanno bisogno di crescere in un ambiente protetto, con l’Open Innovation entrambe possono crescere in perfetta simbiosi.

 

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